Di chi è il lavoro fatto dall’AI?

Il sospetto dietro ogni documento ben fatto

La frase che si sente spesso ripetere, quando qualcuno propone un documento bellissimo e ottimamente formattato, è “ma l’hai fatto con l’AI!”.

Ormai, in quasi tutti i settori legati ai lavori di concetto, sorge il sospetto che quello che produciamo abbia gli steroidi di qualche LLM di ultima generazione, come Claude, Gemini o ChatGPT. In effetti, se mi basta un semplice prompt per produrre un documento completo e ben architettato, dove sta il mio merito?

È una questione spinosa, che angustia sia i lavoratori che usano questi strumenti sia le persone che li ricevono, per vagliarli o utilizzarli. È anche un problema non banale dal punto di vista dei doveri di un dipendente, che può correre il rischio di non svolgere il suo lavoro in maniera etica.

D’altronde, questi strumenti esistono e sarebbe un totale spreco non fare leva su queste rivoluzionarie tecnologie.

Dove sta il valore di chi usa l’AI

Possiamo quindi tracciare qualche linea guida che suggerisca un utilizzo dell’AI capace di portare un valore aggiunto tangibile da parte di chi la usa?

In realtà, le possibilità sono tante. In primo luogo, un prompt ben congegnato è già un primo valore che può essere introdotto. Non tutti lo sanno fare in maniera efficace.

Ma si può fare di più su questo versante. Esiste il concetto di “skill”, che è sostanzialmente un modo di settare il contesto in maniera molto dettagliata nel formato “Markdown” (.md). Si può partire anche da skill esistenti e personalizzarle.

Avere skill ricche di dettagli e con le call to action giuste consente di aggiungere quel tocco stilistico e contenutistico che può rendere il documento finale riconoscibile e caratteristico di chi lo scrive, esattamente come potremmo scriverlo con le nostre intenzioni di “scrittori”.

Revisione, competenza e controllo

Inoltre, tra i tanti altri possibili approcci, c’è sempre la possibilità di revisionare il documento prodotto dal prompt. È sempre utile leggere da cima a fondo il documento per verificare eventuali errori, soprattutto logici, se non addirittura fattuali.

Per questo occorre avere una conoscenza specifica del campo di cui tratta il documento, e anche questo valorizza le competenze di chi lo sta editando.

Se il documento prodotto è molto lungo e complesso, il carico cognitivo potrebbe essere insostenibile e vanificherebbe alla fine il vantaggio di aver utilizzato l’AI.

Costruire il testo per sezioni

Una strategia alternativa potrebbe essere costruirlo per sezioni o vagliarlo per pezzi. Il singolo pezzo può essere letto velocemente, eventualmente corretto a mano, oppure, in alcuni casi, può essere richiesto all’AI di riscriverlo da zero con specifiche indicazioni segnalate nel prompt.

In questo approccio bottom-up evitiamo di far scrivere a ChatGPT di turno sezioni che non avremmo messo. È sempre scomodo, a posteriori, intervenire su un documento tagliandone interi pezzi e magari rischiando di compromettere la coerenza generale dello stesso.

Lo zampino umano resta decisivo

Infine, rimane sempre la possibilità di scrivere qualche sezione rilevante direttamente a mano, senza farla generare dall’AI, che al più potrà correggerne l’ortografia o suggerire una traduzione, se dovesse essere necessario.

In alternativa, il redattore potrebbe scrivere un brief, o dettare un vocale, e con la bacchetta magica di questi strumenti chiedere che venga espanso per la lunghezza adeguata allo sviluppo del testo.

Per concludere, piuttosto che rinunciare all’utilizzo di questi strumenti, una buona idea potrebbe essere inserire più personalizzazioni possibili, in modo da poter far dire finalmente al vostro interlocutore “ottimo lavoro, si vede che c’è il tuo zampino!”.